Gli amici sanno che non nutro una particolare simpatia per la pubblicità* tradizionale. I motivi sono molteplici. In particolare credo sia obsoleta e col tempo sempre meno efficace in termini di rapporto costi/benefici, non è quasi mai contestuale, e soprattutto â??interrompeâ?!
Una recente esperienza mi da in parte torto: Wired.
Non ho mai sentito parlare di Wired prima di aver letto il famoso (e consigliatissimo) libro â??la coda lungaâ? di Chris Anderson. Lo sbarco in Italia di Wired si è avvertito prepotentemente per via di un tumultuoso â??buzzâ? tra social e blog di amici e colleghi. Queste conversazioni non potevano di certo lasciarmi indifferente. Il cinguettio mi ha incuriosito abbastanza da indurmi a visitare il sito ed acquistare il primo numero della rivista.
Impressioni? Bella, innovativa, con argomenti fuori dal comune e, anche se non strettamente di mio interesse, lâ??ho letta con piacere.
Non ho acquistato i numeri seguenti fino a quando qualche giorno fa, grazie ad una conversazione con lâ??amico Robin Good, ho deciso di acquistare il numero di Luglio che mi ha piacevolmente colpito. Si tratta di un numero spaziale, interamente dedicato allâ??astronomia e le esplorazioni spaziali, ma non è questo che mi ha colpito. Superate le prime pagine si viene subito coinvolti nel tema spaziale, tra viaggi alla velocità* della luce, interviste a chi ha messo piede sulla luna e progetti di tute spaziali made in Italy.
La cosa che mi ha seriamente colpito è che, passando da un articolo allâ??altro, non ho quasi avvertito â??interruzioniâ?â?¦ le solite fastidiose interruzioni pubblicitarie presenti su tutte le riviste cartacee. Ho letto la rivista tutta di un fiato senza sentirmi fastidiosamente interrotto.
Per spiegarmi cosa fosse accaduto ho ripercorso al contrario le pagine della rivista eâ?¦ bingo!
La pubblicità* ovviamente câ??era ma presentava un tipo di personalizzazione mai vista prima. Molte delle inserzioni presenti sulla rivista riportavano un â??marchioâ? con la scritta Special Edition for Wired. I contenuti testuali e grafici di queste pubblicità* erano â??a temaâ? con lâ??argomento principale della rivista: lo spazio. I messaggi presentavano tutti chiari riferimenti allâ??astronomia ed i viaggi spaziali. Le immagini sembravano essere le stesse presenti negli articoli: spazio, satelliti, strumenti, stelle, pianetiâ?¦
Ho concluso quindi che questo tipo di personalizzazione mi ha permesso di considerare inconsciamente le inserzioni come facenti parte dei contenuti veri e propriâ?¦ in altre parole â??contestualiâ?.
Ciò che mi ha piacevolmente colpito, e che ho sinceramente apprezzato, è stato lo sforzo di Wired, e di alcuni degli inserzionisti, nel rendere quanto più possibile piacevole lâ??esperienza dei lettori ed allo stesso tempo rendere più efficace la pubblicità* (o almeno immagino lo sia stata). Chi si occupa in vario modo di web marketing orientato ai risultati sa bene che non esiste miglior strumento di promozione della pubblicità* contestuale, rappresentata ad esempio dai link sponsorizzati presenti tra i risultati dei motori di ricerca.
Mi auguro che il mondo della carta stampata (e delle agenzie pubblicitarie) prenda come esempio lâ??innovativo operato di Wired nellâ??ottica di un maggiore considerazione di chi ancora oggi si nutre di informazione offline.
Voi che ne pensate?


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hai mai visto la pubblicità* dell'iphone sul corriere dove promuove singole applicazioni? ti sembra brand?? 
, non è che senza stacco non ricordi la pubblicità* ma solo wired?
, ho provato a fare una piccola ricerca a caso, e devo dire che il riscontro è stato decisamente contrario 