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#1 (permalink) | |||
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Administrator
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Si, io ne sono convinto e vorrei discuterne con voi.
Credo che il brand a prescindere dalla tipologia del progetto faccia la differenza in termini di conversione e la cosa brutta (o bella?) è che questa differenza è difficilmente misurabile. Sui siti misuriamo di tutto... testiamo tantissimo elementi e ne tracciamo le conversioni. SPlit testiamo video, immagini, testo, headline, contenuti, menu, colori etc etc... ma secondo me non ci accorgiamo che spesso la differenza la fa proprio il brand in termini di fiducia e/o autorevolezza e/o credibilità e/o semplicemente riconoscibilità (ricordate la scritta "visto in TV"?). Quello su cui mi sto impuntando in questo periodo è cercare di spostare una piccola percentuale dell'attenzione e dell'impegno che tutti noi mettiamo ogni giorno nel lavoro a breve termine investendolo in qualcosa di un pò meno tangibile che però porta incredibili benefici a medio/lungo termine. Che ne dite? A questo proposito abbiamo un breve contributo video parte dell'intervista a Giacomo Bruno. Non voglio parlare dell'esperienza di Giacomo ma lo inserisco solo ad integrazione dell'argomento:
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#2 (permalink) |
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Junior Member
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Concordo con entrambi che il brand fa la differenza. Per chi si avvicina ora ad acquistare su internet o a vendere su internet la landing page, se fatta con i criteri giusti, fa il suo lavoro di conversione ma mi dispiace non concordare con Bruno sul fatto che per vendere un oggetto (che sia un ebook o qualcos'altro di tangibile) bisogna necessariamente affidarsi a qualcuno. La creazione di un proprio network di vendite o l'associazione del proprio prodotto su un network di vendite e' giusta, ma dare i diritti a terzi per una somma piu o meno grande, secondo me, bisognerebbe farci pensare un po'.
In maniera non esplicita Bruno dice che se una persona crea un prodotto (fa l'esempio di un ebook) e lo vende da solo il guadagno sara' di pochi euro mentre se si affida ad un editore (in questo caso lui, quindi porta l'acqua al suo mulino) il guadagno sara' istantaneo di 2000 euro. Poi? Cosa succede dopo i 2000 euro? Nulla! Il creatore del prodotto non guadagna piu un euro mentre l'editore continua a guadagnare. Bisogna distinguere il proprio target nel senso che ogni persona deve sapere quanto vuole guadagnare e se il proprio prodotto ne sia all'altezza. Se il prodotto e' di buona qualita', questo portera' profitto con la sola differenza che il guadagno non sara' istantaneo perche' bisogna far passare il tempo fisiologico "del passaparola". Se un prodotto e' buono ed ha un prezzo concorrenziale, anche se sconosciuto portera' ad un guadagno. La scommessa che ognuno di noi si dovrebbe porre e': guadagnero' piu di 1000 ,2000, 5000 euro? Personalmente io opto per scommettere su se stessi o al limite aggangiarsi a qualcuno piu famoso di noi, ma mai dare tutti i diritti di vendita. Ritornando al discorso del Brand, e' logico che se io domani creo una TV a LED meglio di quella della Samsung venderei sempre di meno di Samsung, ma con le dovute formule di marketing, se la mia TV e' migliore, prima o poi qualcuno se ne accorgera' e cominciero' a vendere piu di Samsung. Bisogna solo essere pazienti e lavorare sodo suoi propri prodotti per renderli concorrenziali e di ottima qualita'. Il discorso cade sempre li. LA QUALITA' del SERVIZO o dell'OGGETTO che si sta vendendo. Cordialmente |
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#3 (permalink) |
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Administrator
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Sulla qualità ( e possibilmente l'unicità) del prodotto e servizio non ci piove ma ho come la sensazione che potrebbe non bastare a creare un brand forte (specie in assenza di un prodotto virale).
P.s. per piacere la discussione sulle idee di Giacomo Bruno è a questo link. In questa discussione l'argomento è considerato off topic.
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#4 (permalink) |
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Junior Member
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Scusa Alex ma se permetti a Bruno di dire il suo punto di vista e dai a lui l'opportunita' di menzionare "il suo servizio" (buono o cattivo che sia) non puoi pero' dire che per parlare delle idee di Bruno si deve andare su un altro topic, in quanto ho semplicemente continuato un discorso "vostro" sul brand.
Bruno ha detto o no quelle parole? Perche' e' sbagliato controbattere alle sue idee? Il brand e' importante, l'unicita' e' importante, la qualita' e' importante ma il brand secondo me non ferma eventuali futuri prodotti. Il non essere famosi rallenta ma alla fine, ripeto, se il prodotto e' di qualita' si avranno i risultati. L'importante e' utilizzare le formule di marketing piu adatte Senza offesa |
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#5 (permalink) |
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Administrator
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E chi ha detto che ciò che dici è sbagliato? Anzi io concordo con tutto ciò che hai detto... volevo solo dire che la discussione piu indicata per parlare del servizio di Bruno è quella da me linkata.
Tornando in topic non discuto neanche sulla qualità dei prodotti e ci mancherebbe... diciamo che in questa discussione la do addirittura per scontata. Sto solo dicendo che il brand offre una marcia in più ed è difficilmente "misurabile" in termini di influenza diretta sui risultati. In sostanza stiamo dicendo credo la stessa cosa ![]()
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#6 (permalink) |
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Junior Member
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Si Alex stiamo dicendo la stessa cosa, pero' io la davo per scontata.
Ma piu che Brand io direi che e' una cosa psicologica. Il fattore brand in un acquisto conta, non penso si possa misurare ma poniamo il caso che io vinca una bella somma al superenalotto e che incominci a fare una pubblicita' sui media assillante a tale punto che dove giri giri vedi il mio brand. Ecco che anche io, penso, starei alla pari di un brand piu famoso.. basta che non fallisco i primi punti: qualita', serieta', prezzo Che ne pensi? |
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#7 (permalink) |
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Administrator
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Io direi pure che il brand è una cosa psicologica a tutti gli effetti
![]() A me non piace chi per fare brand intende acquistare milioni di pubblicità in TV e detto tra noi credo che come strategia abbia funzionato bene ma oggi non funziona più. Ha funzionato bene quando la TV era un mezzo informativo... l'unico mezzo che permetteva alla gente di conoscere cose nuove. Oggi c'è un tale affollamento di marchi anonimi che fanno pubblicità anonime che esser notati e "fare brand" in quel modo li è molto meno efficace rispetto a prima. Ora secondo me fare brand vuol dire andare ben oltre la "pubblicità". Fare brand è un misto tra qualità ed utilità di prodotti e servizi (come ben dici), capacità di relazionarsi con una "tribù" di clienti affezionati, coinvolgere, etc. etc. Non parlo ovviamente solo di brand internazionali ma parlo di ciò che probabilmente anche ognuno di noi puà fare nel suo piccolo per i suoi progetti.
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#8 (permalink) |
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Junior Member
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Appurato che il brand, attira in modo psicologico le persone, non penso che il solo brand possa aiutare alla vendita.
L'esempio lo faccio su me stesso. Ho acquistato un TV LED 40" Samsung. Tu pensi che io lo abbia acquistato solo perche' samsung? Ho cercato prima samsung 40" poi LED e poi ho cercato forum dove si parlava di quel televisore. Appurata la qualita' ho fatto l'acquisto. Il brand mi ha aiutato nella ricerca ma alla fine non e' stata la sola variabile che ha fatto scattare il meccanismo acquisto. Ne deduco che il brand da solo non va da nessuna parte. La mia ricerca e' stata BRAND+CARATTERISTICHE (features)+QUALITA'+RECENSIONI=ACQUISTO |
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#9 (permalink) |
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Administrator
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Concordo assolutamente, ripeto la penso come te. Il Brand è solo uno degli elementi importanti ed a parita di caratteristiche e qualità delle volte può fare la differenza ragion per cui a parità di caratteristiche tra due televisori 50" lCD uno della marca Samsung ed una della marca Cocimilova probabilmente la "percezione del valore" potrà esser differente a prescindere che alla fine io scelga Cocimilova
... grazie a Dio siamo tutti differenti ![]()
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| The Following User Says Thank You to Alex For This Useful Post: | Zenmanager (10-01-2010) |
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#11 (permalink) |
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Cocimilova! La famosa cuoca russa!
Comunque chiamala psicologia o chiamala onda emotiva, molto spesso è solo quello che ci fa comprare. Poi le ragioni razionali ce le mettiamo solo a giustificare ( a noi stessi!) una scelta emotiva che è già avvenuta e di cui magari non ci rendiamo completamente conto. Certo l'interpretazione può cambiare da individuo a individuo. Le butto giù così come mi vengono: Il brand ti dà sicurezza emotiva (conosciuto vs sconosciuto oppure alternativo vs scontato, di massa) le caratteristiche ti danno sicurezza emotiva (siccome ci capisco, siccome non voglio farmi fregare dalle brochure, siccome non voglio che mi vengano dopo a dire che ho preso una fregatura dalle caratteristiche scarse, siccome mi sono informato prima da altri consumatori ecc.), Il prezzo ti da sicurezza emotiva (se è alto=sono figo perchè mi distinguo con acquisti di lusso, se è basso=sono figo perchè non mi faccio fregare i soldi). e così via Tornando al tema, il problema del brand è che spesso (i piccoli) lo usano in maniera impropria, inadatta alla dimensione. Non puoi fare branding alla stessa maniera delle multinazionali se sei una ditta individuale. O meglio puoi farlo, ma non sperare in risultati soddisfacenti. Nomi che colpiscono, pubblicità fantasiosa e magari non si capisce che cosa offre l'azienda! |
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| The Following User Says Thank You to Roberto Miciogatto For This Useful Post: | Alex (10-01-2010) |
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#12 (permalink) |
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Administrator
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Ottimo Roberto
Io nel frattempo continuo ad acquistare libri ![]()
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#13 (permalink) | |||
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Junior Member
Data Registrazione: Dec 2009
Località: Roma
Messaggi: 30
Thanks: 21
Thanked 17 Times in 9 Posts
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Citazione:
Nel nostra caso specifico al momento che lancio un brand potrei far riferimento solo all'obiettivo di rafforzarlo e decidere di stanziare un badget specifico no? Citazione:
Colui che viene considerato da molti come il padre della pubblicità moderna il sig. Leo Burnett diceva: di un prodotto non è importante come se ne parli (bene o male) ma l'importante è che se ne parli! ... Citazione:
Diverse pubblicità in tv legano lo storico alla qualità: "da 30 anni al tuo servizio" ecc... La leva che fa scattare la pulsione all'acquisto segue poi altri canoni tra cui quella del principio del piacere ... ma non vorrei uscire dal topic Ritornando al nostro opic; Sono d'accordo con Bruno in quanto mi sembra placido che se uso il suo marchio per vendere qualcosa, sicuramente ho più possibilità che venderlo da solo. Quello che asserisce Stefano è in parte vero in quanto nel lancio di un prodotto deve capire se l'obiettivo è venderlo per ricavarne un utile oppure se serve per rendere il marchio più forte (non è importante come se ne parli... ) in quanto nell'attendere che quel prodotto possa riuscire a farti ritornare un valore significativo ... beh potresti dover aspettare troppo tempo e magari il prodotto potrebbe diventare obsoleto. Bruno ha costruito il suo Storico su decine di lanci di prodotti di cui sicuramente alcuni gli hanno dato un Roi consistente altri meno ma anche questi ultimi hanno contribuito a far crescere la Brand Awarness. Inoltre non è detto che la forma di contatto commerciale che tu hai descritto sia l'unica vantaggiosa per Bruno. Mi viene in mente la possibilità di una partnership per un potenziamento ed un ritorno dell'investimento reciproco. Faccio un esempio; immaginiamo che io ho un prodotto di qualità e lo propongo a Bruno. Questi lo valuta e lo ritiene valido in quanto è un prodotto "differente". La "differenza" in termini di qualità del servizio o del prodotto offerti è ciò che può far leva sull'utente (anche molti spot in tv si avvalgono di questa metodologia come ad esempio "la mia banca è differente"). Bruno da questa partnership potrebbe avere un duplice vantaggio:
Sono dell'avviso che la landing page non deve essere considerato come elemento a se stante e necessariamente evulso da un sito web. Perchè creare un dualismo tra il prodotto/servizio sponsorizzato da un Sito e quello sponsorizzato da una Landing? La landing page deve essere considerato come uno strumento ottimizzato per la promozione di un prodotto/servizio e nel nostro caso anche per la raccogliere lead a prescindere se questo venga ad essere integrato in un sito o meno. Questo non nega quello che asserite, in quanto è vero che di landing ... poco professionali se ne vedono veramente tante. Ma se convenite anche nel creare un sito web c'è chi " si accontenta creare un sito "al volo" e chi crea invece un sito professionale. Il W3C è un organo internazionale deputato proprio al controllo del rispetto delle linee guida (WCAG) che vengono concordate, e di continuo aggiornate, come elementi di qualità per l'accessibilità e l'usabilità da parte dell'utente. E la landing essendo un prodotto web altro non può seguire, a mio avviso, che le stesse linee guida della realizzazione di un sito. Altro fattore che molte landing non considerano è il copywriting inteso come marketing e come persuasione.. e potrei continuare ovviamente. Insomma è vero che rispetto a 3 o 4 anni fa come dice Bruno ce ne sono troppe e la gente comincia a non esserne emotivamente coinvolte al momento che le aprono, ma in tutti i campi esistono i prodotti trash e quelli di qualità no? Finisco dicendo che vedo l'evoluzione possibile della landing page con la capacità di influenzare il Brand al momento che rispetti almeno questi parametri.
Ultima modifica di Alex; 11-01-2010 alle 09:04. |
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