Marketing & Crisi: Alimentare e Cosmesi in aumento
La crisi economica, reale o fabbricata, ha creato un enorme nuvolone sul mondo del marketing.
Ogni giorno si trovano nuovi "professionisti" o presunti tali, che senza basi economiche (il giorno prima erano gelatai), formulano le loro teorie sulla crisi.
Stranamente questa sera però non voglio lamentarmi dell'andamento del settore, quanto invece analizzare un dato interessante sulle nuove assunzioni.
Oltre a svariate figure di addetti al marketing, un report di Page Personnel indica in crescita l'intero settore nel primo semestre 2012, ma in particolare le richieste provenienti dal mondo della dermocosmesi con un aumento del 60% e l'alimentare, in crescita del 30%.
Le figure di marketing analyst naturalmente sono sempre piu' sentite, a causa della rischiosità* degli investimenti in questo periodo e la conseguente necessità* di monitorare le strategie di marketing.
Da sottolineare però, che tutte le svariate figure di esperti sono in incremento, dal trade marketing, per quanto riguarda il canale distributivo, al seppur in maniera piu' contenuta con un aumento del 20%, webmarketing specialist, spesso richiesto dalle virtual company, attenzioni non solo il mondo borsistico quindi, ma da tutti i rami dell'economia nostrana.
Per quanto riguarda il settore alimentare, la cura dei prodotti e quindi il product management e il grandino piu' elevato di brand management, stanno diventando di particolare interesse per lo sviluppo aziendale in mercati concorrenziali, da questo una ricerca maggiore tra gli specialisti provenienti da Università* di Marketing.
Considerato che l'alimentare è un settore base della nostra economia, non c'è da stupirsi che i prossimi report segneranno notevoli incrementi di richieste.
Elementi interessanti, che dovrebbero confutare definitivamente il mito del precariato nel mondo della comunicazione e le allarmanti voci dell'anno scorso che davano in pole position tra i licenziamenti dovuti alla crisi, proprio gli esperti di marketing, viste le ipotesi di sfoltimento dei nuclei di marketing delle grandi aziende per garantire i ritmi di produzione senza intaccare personale dal comparto operaio.
La crisi va presa di petto, sembra questa l'opzione vincente delle aziende italiane, che la fronteggiano a suon di pubblicità* cercando di far spendere gli stipendi dei tradizionali risparmiatori nostrani, facendo così ripartire l'economia.